Febbraio 8, 2023

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In Italia la “guerra” del governo alle Ong

L’uomo è mascherato, indossa un grande cappello grigio ed è avvolto in una spessa coltre rossa che ne nasconde la figura. È uscito dal grembo materno Geo-genitori, Nave di salvataggio in mare di Medici Senza Frontiere (MSF). Sceso dalla passerella, mette un piede malfermo sulla banchina 22 del porto commerciale di Ancona. Altri quattro lo seguirono. Anch’essi mascherati, con grandi cappelli grigi e ricoperti da spesse coperte rosse o bianche. Quasi zoppicando sulla terraferma dopo giorni di mare agitato, i corpi invisibili e fragili di questi sopravvissuti anonimi affascinano tutti in questa piovosa mattinata di giovedì 12 gennaio.

Alla fine della riva, li stiamo aspettando. Il primo ministro e il capo della polizia della provincia hanno intrapreso il viaggio. In questi giorni, tutti conoscono il confine dell’Italia, che è il confine dell’Europa, attraverso la loro città. Sono presenti agenti della polizia di frontiera ma anche membri della Guardia di Finanza, vigili del fuoco, agenti della polizia scientifica e squadre cinofile di cacciatori alpini. Nel 22° miglio nautico del porto commerciale di Ancona, si trova la statale. Ma non solo. I volontari della Croce Rossa e della Caritas, subappaltatori dei servizi pubblici italiani, stazionano vicino a una tenda bianca. Infine, a poche decine di metri di distanza, i giornalisti vengono fermati in un recinto creato da transenne. Una dozzina di troupe televisive filmano la scena in diretta.

leggi di più: L’articolo è riservato ai nostri abbonati In Italia il governo di Giorgia Meloni attacca le Ong che soccorrono i migranti in mare

“Ecco che arrivano, scendono! », Uno dei messaggeri speciali che aspettano fin dalle prime ore della notte si aggrappa al microfono e grida. Dall’altra parte del porto, la nave è arrivata a riva intorno alle 7:30, quando le sirene dei cantieri hanno richiamato alle loro postazioni centinaia di lavoratori migranti impiegati dai subappaltatori di Fincandieri. Scintillanti masse bianche dominano lo skyline della baia e della città che si sveglia. Dopo circa due ore, sulla terra ormai asciutta, cinque uomini anonimi sono sbarcati dalla barca e sono scomparsi verso il bianco burnout degli ufficiali. A bordo aspettano di unirsi a loro sessantotto persone, per lo più provenienti da Sudan e Nigeria.

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Pesare sulle finanze

All’approdo, alla banchina 22 del porto commerciale di Ancona, questo gruppetto, di gran lunga inferiore di numero alla manodopera impiegata da tutti i traffici messi insieme, attraversa la linea del fronte invisibile. Perché sono gli ultimi a sopportare il peso maggiore di una guerra legale e politica condotta dal governo italiano dal 2016 contro le Ong di soccorso che operano nel Mediterraneo centrale e che soccorrono migranti dalle coste libiche diretti in Europa su barconi di fortuna. Se stanno attirando così tanta attenzione cinque giorni dopo il loro salvataggio da Tripoli, è perché su istigazione del governo di estrema destra di Georgia Meloni, questa vecchia storia sta entrando in una nuova fase.

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