Giugno 14, 2024

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L’Italia vuole reintrodurre il nucleare, 36 anni dopo avervi rinunciato

L’Italia vuole reintrodurre il nucleare, 36 anni dopo avervi rinunciato

L’Italia vuole reintrodurre il nucleare, 36 anni dopo avervi rinunciato

L’incompiuta centrale nucleare di Montato di Castro in Italia / Immagine: Wikimedia, Editing: RE.

L’Italia ha smesso di gestire le sue centrali nucleari per più di tre decenni. Ma ora sta valutando la possibilità di ricollegarsi a questa fonte energetica, con l’obiettivo di sostenere un mix diversificato e a bassa intensità di carbonio. Con questo in mente, il Paese ha ufficialmente avviato le discussioni per reintegrare l’energia nucleare.

L’Italia sta valutando un importante cambiamento nel proprio mix energetico per raggiungere l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050. Prevede di eliminare gradualmente carbone, petrolio e gas integrando gradualmente le energie rinnovabili. Tuttavia, di fronte all’importanza della domanda energetica e alla variabilità della produzione di energia eolica, solare e idroelettrica, il Paese sta anche valutando la reintroduzione dell’energia nucleare.

Ricordiamo che nel 1987 l’Italia scelse di abbandonare l’energia nucleare chiudendo quattro delle sue centrali e fermando un importante progetto. La decisione fu motivata da un referendum nel 1986, fortemente influenzato dalle emozioni globali seguite all’incidente della centrale elettrica di Chernobyl. Immagini e storie terrificanti di questa tragedia hanno alimentato una diffusa sfiducia nei confronti dell’energia nucleare.

Nel 2011 – un altro anno buio per l’energia nucleare – e nonostante le ambizioni del governo di reintrodurre il nucleare, i cittadini italiani hanno riaffermato la loro opposizione durante un secondo referendum. Tuttavia, quest’anno segna un potenziale punto di svolta. A maggio la Camera dei Deputati ha approvato una mozione a favore del ritorno all’energia nucleare, impegnando lo Stato a sostenere la ricerca in questo settore. Dopo l’accordo, il governo e gli attori del settore hanno avviato le discussioni.

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“Piattaforma nazionale per l’energia nucleare sostenibile”

Di fronte alle sfide della decarbonizzazione e della sicurezza energetica, l’Italia si è concentrata sulla diversificazione delle proprie fonti energetiche, in particolare integrando l’energia nucleare. In quest’ottica, il Ministero dell’Ambiente ha sviluppato una “Piattaforma nazionale per l’energia nucleare sostenibile”. La prima riunione dei soci si è tenuta il 21 settembre sotto la presidenza del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Frat.

La piattaforma riunisce diversi attori del settore: istituzioni pubbliche, mondo accademico, società scientifiche, investitori nel settore nucleare ed esperti in sicurezza nucleare e smantellamento. Il periodo di nove mesi previsto mira a stabilire linee guida chiare e formulare una strategia per il graduale ritorno dell’energia nucleare come uno dei principali pilastri energetici del Paese. Oltre a definire le linee guida, la piattaforma mira a mettere in atto un rigoroso piano di azione e monitoraggio. Una parte essenziale del suo lavoro sarà quella di sensibilizzare ed educare il pubblico in generale per una migliore comprensione e accettazione sociale dell’energia nucleare.

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Nuove tecnologie nucleari

Nella sua strategia, l’Italia vuole concentrarsi esclusivamente sui progressi tecnologici nel campo dell’energia nucleare. Saranno quindi escluse le centrali elettriche di terza generazione. La Botte è invece molto interessata ai piccoli reattori modulari (SMR o piccoli reattori modulari). Queste unità sono progettate e preassemblate prima dell’installazione in fabbrica e hanno una capacità compresa tra 50 e 300 MW. Si segnala il loro basso costo e tempi di costruzione notevolmente ridotti rispetto alle centrali elettriche convenzionali.

L’Italia sta valutando l’integrazione dei reattori di quarta generazione, elogiati per la loro maggiore sicurezza e la minore produzione di rifiuti rispetto ai reattori più vecchi. La fusione nucleare è una delle tecnologie che il governo vuole promuovere.

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Non sorprende che la decisione abbia suscitato la reazione negativa degli ambientalisti che hanno subito espresso il loro disaccordo. Gli oppositori sottolineano gli alti costi associati agli investimenti nell’energia nucleare, suggerendo che sia insostenibile per le famiglie e le imprese italiane. Notano inoltre la mancanza di soluzioni concrete per la gestione dei rifiuti radioattivi. Inoltre, uno dei rappresentanti insiste sul fatto che questa decisione non rispetta la volontà popolare, ricordando i referendum del 1987 e del 2011, durante i quali la maggioranza degli italiani votò contro l’energia nucleare.