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Lunedì, 28 Novembre 2011 19:59

UNA COSA CHIAMATA RAGAZZA: FRANCA VIOLA

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Franca Viola Franca Viola

Visto dagli occhi di un’altra donna, la palermitana Beatrice Monroy, il mito dell’icona del femminismo italiano viene rivisitato sulle note di Serena Rispoli.

 

Quest’anno è uscito in tutte le librerie I ragazzi di Piazza Tahrir di Azzurra Meringolo, che vi esorto a leggere perché pone lo sguardo sul significato di libertà, un libro che mette in luce la condizione delle donne egiziane, ancora oggi, costrette a indossare l’hijab e, soprattutto, considerate oggetto di atteggiamenti sessisti e discriminatori.

 

Per fortuna per le donne occidentali non è così e la libertà, conquistata con tante battaglie, è un diritto acquisito. Oggi la maggior parte delle donne decide indipendentemente e in maniera spontanea di creare una famiglia, di sposarsi, oppure di non farlo ma sempre nella massima libertà.

 

Ma se pensiamo al non lontano 1965 quando Franca Viola, una ragazzina diciottenne, fu violentata ad Alcamo da un mafioso del luogo, Filippo Melodia, ci rendiamo conto che non sempre è stato così. Infatti meno di 50 anni fa nel nostro Paese esisteva il cosiddetto “matrimonio riparatore” che poteva salvare il colpevole di violenza. Infatti per evitare la condanna allo stupratore e il disonore alla vittima si ricorreva al matrimonio, come previsto dalla legge 544.

 

Domenica 27 novembre al Teatro Ditirammu la narratrice, scrittrice e autrice di testi teatrali Beatrice Monroy ha presentato Una cosa chiamata ragazza, proponendo attraverso il suo racconto, accompagnato dalla musica di Serena Rispoli, uno spettacolo che ha raccontato i giorni che hanno caratterizzato lo stupro di Franca ma soprattutto conferendo un nuovo significato simbolico allo stupro della donna.

 

La Monroy, dopo aver dedicato la prima parte del suo racconto al contesto storico-politico sui cui svolge la vicenda di colei che ha posto fine, con veemenza, all’ignobile “possibilità” di cancellare con un matrimonio una violenza sessuale, dedica la seconda parte dello spettacolo all’affermazione di una nuova tesi su Franca Viola.

 

Davanti al pubblico, che non riesce a capire come sia stata possibile da parte di una donna nella Sicilia degli anni ’60 una scelta così rivoluzionaria, la scrittrice spiega che, secondo lei, non si è trattato di una scelta personale della ragazza ma di qualcun altro.

 

Franca torna a casa sua col suo papà e con la sua mamma ed è sola – afferma Beatrice Monroy - tutto quello che era la normalità è stato schiantato, lei non sa verso dove si va, chi è stata la prima persona a dire ‘no’? chi ha deciso che il no era possibile? Noi questo non lo sappiamo, sappiamo che a un certo punto Franca dirà ‘no io non lo sposo’. Ma è stata Franca a dire il no?”.

 

Si sente di andare controcorrente rispetto alle idee femministe che oggi fanno di Franca Viola un’eroina, infatti la Monroy ritiene che sia stato il padre Bernardo ad aver detto di no e considera la vicenda “una storia d’onore, uno stupro simbolico, una questione tra maschi, Bernardo è stato attaccato da Filippo, Filippo probabilmente doveva fare una carriera di mafia e in qualche modo è stato fermato”.

 

Ognuno ha il diritto di parola, di pensiero e soprattutto di esprimere in qualsiasi forma di arte ciò che ritiene giusto ma non credo che sia veramente così e, penso, che non ci sia niente di meglio che le parole della stessa Franca per spiegare come quel famoso “No” fosse una scelta dettata dal suo cuore, come dice lei stessa in un’intervista del 2006 a Riccardo Vescovo: “Mi sono sempre sentita molto serena, come se non fosse mai accaduto niente. Guardo a quei giorni come se avessi seguito bene e da vicino la cronaca che ha visto coinvolta un’altra persona. Per me non è stato facile allora riprendere la vita di tutti i giorni, ma quella scelta fu decisiva. Semplicemente non volevo sposarmi con un uomo che non amavo e preferivo restare tutta la vita da sola piuttosto che farlo”.

 

E come, afferma la stessa la Signora Viola, la legge che prevedeva il matrimonio riparatore era davvero qualcosa di ingiusto che andava cambiato. Vorrei terminare con le sue parole: “C’è sempre una prima volta, e io fui quella che diede inizio al cambiamento”. Il 5 agosto 1981 viene abolito il matrimonio riparatore.

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La storia di Franca
Letto 4733 volte Ultima modifica il Mercoledì, 30 Novembre 2011 13:05

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