Gennaio 20, 2022

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Gli ex leader Wendel di lunedì ci hanno provato

Quindici anni fa, le autorità fiscali hanno scoperto un affare finanziario di somme sbalorditive. I suoi organizzatori saranno giudicati a Parigi.

Sono sospettati di aver partecipato consapevolmente a un accordo finanziario volto ad ingannare il fisco con ingenti somme: gli ex dirigenti della società di investimento Wendel, compreso l’ex presidente di Medef, saranno condannati da lunedì a Parigi. A quindici anni dai fatti, per tre settimane devono comparire quattordici persone, prima fra tutte il barone Celier, 84 anni, erede della famiglia Wendell, allora Presidente del Consiglio di Sorveglianza e Patrono dei Presidenti europei.

Al suo fianco, Jean-Bernard Lafonta, 60 anni, allora alla guida del Consiglio Direttivo, oltre a undici amministratori delegati – ex e attuali – e un ex procuratore fiscale dovranno spiegare la loro posizione a capo della 32a Camera Correttiva. Un programma di partecipazione agli utili molto sofisticato chiamato Solfur. Questo ingegnoso schema ha consentito a quattordici amministratori (di cui uno deceduto) a fine maggio 2007 di recuperare 315 milioni di euro di azioni, ovvero il 4,6% del capitale sociale di Wendel, e questo, secondo l’accusa, “Completamente esentasse».

Per la Procura Nazionale della Finanza (PNF), la plusvalenza generata è stata artificiosamente collocata, attraverso l’intervento aziendale, in un sistema di “Sospensione fiscale“Al fine di differire o addirittura eventualmente evitare il pagamento delle tasse su queste cospicue plusvalenze. Spiegazione contrastata dagli imputati, che nel corso delle indagini hanno confutato ogni intento truffaldino, e per far rispettare all’assemblea la legge e la giurisprudenza amministrativa del I loro avvocati, che non hanno voluto parlare prima del processo, avrebbero chiesto: Il processo dovrebbe iniziare lunedì con una battaglia procedurale sulle questioni legali sollevate dalla difesa.

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«rischi fiscali»

Contestualmente a una riorganizzazione globale, l’Operazione Sulphur ha suscitato scalpore all’interno di Wendel, l’ex colosso siderurgico divenuto società di investimento, tuttora controllata da una holding di famiglia con mille discendenti di Jean Martin Wendel, fondatore del gruppo in Lorena nel 1704. In nei mesi successivi, però, le difficoltà di Saint-Gobain, in cui Wendell ha investito, e soprattutto la crisi finanziaria del 2008, hanno fatto inciampare il movimento. Credendo di essere stati oggetto di un torto, alcuni dirigenti hanno intrapreso un’azione legale, denunciando l’eventuale disastroso raduno. A dicembre 2010, pochi giorni prima della legge tributaria, a tutti è stata notificata una modifica importante: 240 milioni in totale, sanzioni comprese. E nel 2012 Percy ha portato alla giustizia una serie di denunce penali per evasione fiscale, che hanno portato a un’indagine giudiziaria.

Le indagini si sono basate in particolare sullo scambio di e-mail relative allo sviluppo dell’accordo tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007, tra i dirigenti Wendel, i loro team di avvocati e JPMorgan Chase, dove “rischi fiscaliÈ stato studiato a fondo. Tuttavia, la banca statunitense, inizialmente processata nel 2016 per complicità nell’evasione fiscale da parte degli imputati, salterà la corte. A settembre ha accettato di pagare una sanzione di 25 milioni di euro tramite transazione giudiziaria per chiudere le accuse.

Uno “Mozart Finanza»

Presentato come aMozart FinanzaQuando è arrivato come direttore generale del gruppo nel 2001 all’età di 40 anni, Jean-Bernard Lafonta, che aveva lavorato per Lazard Bank e BNB, si è finalmente dimesso nel 2009 sulla scia della vicenda. Condannato per insider trading e diffusione di disinformazione e poi rilasciato in appello, dovrà essere processato da lunedì con l’accusa di evasione fiscale ma anche di complicità: beneficiario principale (120 milioni di euro, prima del sig. Celier, 79 milioni), indagato per aver incitato i dirigenti a unirsi allo Zolfo.

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Durante le indagini, molti di loro hanno confermato che “Non aveva altra scelta“chi accetta”Pacchetto“,”chiave in mano“Dopo aver confermato”Pieno rispetto della legalità e delle tasseMentre alcuni si sono opposti a lungo all’emendamento fiscale, quasi tutti i dirigenti hanno finalmente concordato un accordo con le autorità fiscali. Anche un ex procuratore fiscale che era un membro della famosa Debevoise & Plimpton, che ha contribuito a plasmare le linee sottili dell’accordo, è sotto processo per concorso in evasione fiscale, tutti pagano la multa di 37.500 euro e cinque anni di reclusione.

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