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La locandina del film

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di Mariangela Albano

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Fauna selvaggia, ammaliante, variopinta che s’immerge in una vegetazione rigogliosa e lussureggiante in cui il leggendario Torok volteggia con gli Ikran tra montagne fluttuanti: queste le immagini di Pandora, pianetino abitato dai Na’Vi, umanoidi che possiedono i colori dell’astrattismo kandinskijano immersi in un panismo totalizzante.

Il nuovo film di James Cameron, uscito nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 15 gennaio, e tutt’ora presente con un grande successo di pubblico, presenta una realtà incontaminata ai confini dell’onirico. E questa natura sembra vivida e tanto realistica agli occhi dello spettatore inesperto che, munito di speciali occhiali, aguzza la vista per trarre piacere da questo nuovo tipo di cinema.

Le tecniche utilizzate sono il performance capture e le cineprese HD 3-D che Cameron stesso, insieme ad uno staff specializzato, ha migliorato anche attraverso alcune vertiginose riprese aeree.

Il protagonista è Jack Sully, un ex marines invalido che in una missione interstellare della RDA sostituisce il fratello scienziato scomparso. La sua missione? Guidare con la mente l’avatar, ossia una sorta di ibrido, creato con i geni del fratello, tra Na’Vi e umani, per infiltrarsi tra la popolazione indigena. Ma dietro quest’esperienza conoscitiva di usi e costumi Na’Vi si celano ben più cinici progetti da parte della RDA.

Su Pandora si trovano alcune riserve di Unobtainium, un minerale costosissimo che potrebbe risolvere i problemi energetici della Terra e una delle più grandi riserve si trova sotto il villaggio Na’Vi. Jack dovrà, quindi, costringerli “diplomaticamente” alla resa o si ricorrerà alle armi.

Ma il rapporto con la popolazione locale diverrà sembra più importante anche per via dell’amore che lo lega a Neytiri, ragazza Na’Vi, cosicché sarà sempre più difficile schierarsi sia da una parte sia dall’altra.

Molte sono le interpretazioni possibili che scaturiscono da quest’opera originale ma che riprende alcune scene di Guerre stellari, di Matrix o persino di Apocalypse now e che si rifà esplicitamente ad una saga fantascientifica John Carter di Marte scritta da Edgar Rice Burroughs.

Si va dall’interpretazione storico-politica che vede nel film una critica al militarismo e all’imperialismo con un’accusa feroce alla guerra vista come sterminio e devastazione collettivi; all’interpretazione ambientalista che vede la sua ragion d’essere nella difesa della natura incontaminata attraverso la lotta all’inquinamento.

Una natura che viene vissuta come madre e protettrice in cui avvengono scambi di flussi di energia attraverso le sinapsi che collegano gli esseri viventi e non.
La vita e la morte sono passaggi di flussi energetici ed emerge costantemente l’idea che la mente possa abitare più corpi.

Non meno importante sembra il significato di riscatto che la pellicola da ai portatori di handicap, infatti nella missione affidata ad un protagonista disabile c’è una sorta di omaggio alle nuove tecnologie che permetteranno, in un prossimo futuro, di possedere nuovi arti o persino un nuovo corpo.

Notevole è anche l’impianto antropologico e linguistico che trapela costantemente dal film: c’è un interesse costante da parte di alcuni scienziati di approfondire il rapporto conoscitivo con i Na’Vi non alterando, però, i loro costumi o i loro equilibri, infatti questi possiedono anche la competenza linguistica per comunicare con gli esseri umani e sembrano disporre di una saggezza ben lontana dai loro “umili affanni” cosicché l’uomo, per la sua natura antropocentrica, subirà una sorta di rivoluzione copernicana in cui sarà lui stesso definito alieno

Dal punto di vista linguistico il film rivela attraverso gli studi degli scienziati della RDA un intero vocabolario. Una lingua artificiale creata ad hoc dal linguista Paul Frommer che ne ha strutturato fonetica, morfologia e sintassi. Foneticamente è una lingua che somiglia al polinesiano ma ha caratteristiche simili all’egiziano e al sanscrito, tuttavia nel film appaiono prestiti dal linguaggio informatico, lo dimostrano i termini avatar o link che vengono utilizzati metaforicamente.

Un film che si presta ad essere campione d’incassi per via della sua ambivalente natura di favola contemporanea in cui, in una delle rare volte, il ruolo degli alieni è occupato dagli esseri umani.

Michelle Rodriguez in una scena del film

ultimi commenti

(06/02/2010 - ore 14.00) uKbUooTNSeVcBJGzfA scrive:
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