Visto per voi
Una delle rappresentazioni di Giufą
La cultura popolare incontra i bambini al Teatro Ditirammu: luogo adatto al metateatro per la sua atmosfera familiare e genuina. Ogni domenica alle ore 11, Vito Parinnello e Rosa Mistretta ospiteranno alcuni artisti per proporre spettacoli al pubblico dei più piccoli. Ad inaugurare la rassegna lo spettacolo di Ludovico Caldarera, Si cunta e si raccunta...Giufà!!!, tratto dai racconti popolari sulla figura di Giufà. Le storie di questo personaggio sono state raccolte dall’antropologo Giuseppe Pitrè e appartengono alla tradizione orale siciliana anche se le vere origini di questo personaggio risiedono nel mondo arabo e in particolare in Anatolia. Giufà si configura come un personaggio privo di furbizia e malizia, come un credulone che cade facilmente vittima di truffatori. Sono moltissimi i racconti che lo riguardano, nella maggior parte è un bambino che si caccia spesso nei guai salvandosi involontariamente, talvolta una pentola, talvolta un maiale, altre un pollo o un asino o persino una gallina ed un tacchino. Nella versione presentata da Calderera vengono narrati diversi episodi ma Giufà non è più l’ingenuo bambino ma un uomo sposato che continua a commettere errori. La moglie, interpretata da Monica Andolina, vive costantemente nella disperazione, perché alle prese con un marito che è un perenne bambino incapace di assumersi le proprie responsabilità. Durante lo spettacolo a lei spetterà il ruolo della “strega cattiva” che commissionerà a Giufà alcuni compiti che non verranno mai portati a termine per la sua continua dabbenaggine e spensieratezza. Inizialmente Giufà dovrà lavare un otre nel mare e ingenuamente chiede aiuto al capitano di un vascello per capire se l’otre sia veramente pulita. Il capitano, offesosi per la banalità della richiesta, lo prenderà a colpi di remo e lo obbligherà a ripetere “Signore, lasciali correre”. In seguito verrà catapultato in una battuta di caccia disturbando il nervoso cacciatore che lo prenderà a colpi di fucile e lo obbligherà a ripetere “Signore, lasciali ammazzare”. Prosegue la sua catastrofica giornata e si ritrova tra due litigiose comari che alle sue parole si riappacificano e obbligano, l’assai bastonato Giufà, a ripetere “Signore, lasciali dividere”. La vicenda continua tra le risate e gli interventi dei bambini che tentano di aiutare l’ingenuo Giufà e così si ritrova ad un matrimonio e lì comincia a dire senza rendersene conto l’ultima frase che è stato obbligato a ripetere. Anche i due sposi lo bastonano e gli consigliano di ripetere in giro la frase “Signore, lasciali ridere” e anche questa frase dalle sfumature positive diventa una pericolosa mina vagante se viene ripetuta ad un funerale. Giufà sbaglia anche questa volta e finisce col tornare a casa indolenzito e stanco, ma ad aspettarlo è la moglie che questa volta gli commissiona la vendita dell’otre. Il protagonista sembra impegnarsi nella vendita ma non coglie l’occasione giusta e gli viene persino rubata. Al suo ritorno trova una borsa di monete che sembrano finalmente regalargli la stima della moglie: anche stavolta, però, la vicenda termina con la perdita delle monete e con la punizione da parte della sposa. Lo spettacolo dalle sfumature plautine e goldoniane permette al pubblico di partecipare attivamente difendendo o attaccando il protagonista. La scenografia, dai colori vivaci e quasi fiabeschi, viene alternata alle scene prodotte con i burattini su un palco superiore e persino con le ombre che rivelano la potenzialità immaginifica di questo teatro per l’infanzia. Il costo del biglietto è di euro 4. Per ulteriori informazioni contattare il numero: 0916177865.
La locandina dello spettacolo |
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