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Luca Lazzareschi

la locandiera

di Daniele Sorvillo

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La più bella commedia del mondo: è questa una delle definizioni più comuni utilizzate per descrivere uno dei capolavori del teatro di Carlo Goldoni, La locandiera, prodotto dal Teatro Biondo e dal Teatro Stabile di Catania, in scena fino a domenica 7 gennaio, in prima nazionale per la stagione teatrale del Teatro Biondo stesso. Una commedia, questa, in effetti, tra quelle che hanno un ingranaggio talmente equilibrato che lo stesso regista, Pietro Carriglio, definisce «meccanismi ad orologeria perfetti». 
E certamente a ridar vita all’elegante perfezione del testo ha magnificamente contribuito una superba Galatea Ranzi, nei panni della protagonista, Mirandolina. La sua abilità cristallina di attrice, del tutto a suo agio nel dar voce, corpo, ingegno e fascino alla locandiera, ha trovato inoltre supporto nella performance brillantissima di attori eccezionali quali Luca Lazzareschi (il Cavaliere di Ripafratta), Nello Mascia (il Marchese di Forlipopoli), Sergio Basile (il Conte d'Albafiorita), Luciano Roman (Fabrizio). A completare il cast, Aurora Falcone (Ortensia), Eva Drammis (Dejanira), Domenico Bravo, Maurilio Giaffreda, Jennifer Schittino e la partecipazione del ghanese Samuel Kwaku Gyamfi, che suona le percussioni.

Messa in scena al teatro Sant’Angelo di Venezia il 26 dicembre 1752, al termine dei cinque anni trascorsi da Goldoni come poeta di corte nella compagnia di Medebac, La Locandiera è un orologio del gran ’700, che scandisce il tempo che passa inesorabilmente, senza la possibilità di essere fermato dai virtuosismi o dal gioco sottile che muove gli ingranaggi, incentrandosi sulla indimenticabile figura di Mirandolina, uno dei primi ritratti di donna “moderna” del teatro italiano.

La bella e attraente donna, infatti, è oggetto di galanti attenzioni da parte di due clienti della locanda che gestisce a Firenze con l’aiuto di Fabrizio, suo cameriere e spasimante: il Conte di Albafiorita, che spera di veder ricambiati i doni di cui la ricopre, e il decaduto Marchese di Forlipopoli, che invece ne pretende l’affetto. L’astuta locandiera non si concede a nessuno, lasciando l’illusione di una possibile conquista.

L’arrivo del Cavaliere di Riprafratta, aristocratico altezzoso e misogino incallito, che disprezza ogni donna, sconvolge il fragile equilibrio instauratosi nella locanda. Il Cavaliere, ancorato alle sue origini di sangue blu, detta ordini a Mirandolina e rimprovera il Conte ed il Marchese di essersi abbassati a corteggiare una popolana. Mirandolina, ferita nel suo orgoglio, promette di far sì che il cavaliere s’innamori di lei. Ma il suo cuore libero e intraprendente cederà infine solo al fedele Fabrizio.

In questa commedia, Goldoni compiere definitivamente quell’opera di riforma tecnica che consisteva nella sostituzione di commedie scritte a quelle improvvisate della Commedia dell’Arte, realizzando una realistica trasposizione scenica del mondo reale. Ma soprattutto, in questo testo goldoniano, attraverso la sua protagonista, si visualizza, attraverso la messa in scena, quel mutamento, già in atto nella vita reale, che vede la borghesia conquistare maggior spazio a danno della nobiltà, primato che andrà via via consolidandosi negli anni successivi.
 
Carriglio torna al teatro di Goldoni a tanti anni di distanza da una precedente edizione, che aveva realizzato allo Stabile di Palermo negli anni ‘80. In questa nuova versione, in cui unico difetto consiste nell'aver posto tra pubblico ed attori un velo di cui si fatica a cogliere il senso, la messa in scena si libera dagli stereotipi, focalizzando l'attenzione sullo straordinario meccanismo teatrale dell’opera, e su un’inedita e sorprendente caratterizzazione del personaggio della locandiera
Mirandolina non è, infatti, una donna crudele o subdola, piuttosto è portatrice dell’adesione dell’autore all’intelligenza, al buon senso e al fascino che la caratterizzano. Essa è piuttosto un’ottima locandiera, tesa soprattutto a far funzionare alla perfezione il suo albergo, con grande senso pratico, mescolato al sapiente uso dell’ingegno più che delle armi di seduzione. Su tutti i personaggi che le girano intorno, la bella locandiera tesse la sua tela di donna esperta e pratica, che non si fa incantare da nulla, che intuisce ogni menzogna (è l’unica a riconoscere il gioco delle due attrici sedicenti dame) e che, per suo unico piacere, si diverte a conquistare il cuore di uomini presuntuosi, che poi inevitabilmente rifiuterà.

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