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Domenica, 27 Novembre 2011 19:48

IL BERRETTO A SONAGLI

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Luigi Pirandello di Elio Ruffo Luigi Pirandello di Elio Ruffo

La famosa commedia di Luigi Pirandello in scena al Teatro Franco Zappalà fino al 4 dicembre. Franco Zappalà dirige l’opera che racconta di personaggi ingabbiati in una società perbenista.

Avvicinatosi alla corrente decadentista, a seguito del distacco dal verismo e dal naturalismo, Luigi Pirandello pone le basi per quella che sarà la sua seconda fase teatrale e di cui faranno parte opere quali Liolà (1916), Così è (se vi pare) (1917), Il berretto a sonagli (1917), Il piacere dell’onestà (1917), L’uomo, la bestia e la virtù’ (1919), Come prima, meglio di prima (1920).

E il Teatro Franco Zappalà di Via dell’Autonomia Siciliana, dal 26 novembre porta in scena proprio una di queste opere, Il berretto a sonagli, lo spettacolo per la regia di Franco Zappalà, prende spunto dalle novelle La verità e Certi obblighi (Novelle per un anno) del 1912, dalle quali il drammaturgo siciliano riprende tematiche come l’adulterio, l’onore e, più in generale, il dramma dell’esistenza umana.

All’interno di un’abitazione lussuosa, Beatrice Fiorica, moglie del Cavalier Fiorica, si confida con la Saracena in merito al tradimento del marito. Quest’ultima, definita da molti “una donna insieme alla quale è meglio non farsi vedere", consiglia a Beatrice di denunciare l’accaduto al Delegato Spanò, vicecommissario della cittadina in cui si svolge la vicenda.


Nonostante il tentativo dell’anziana serva di famiglia Fana (Grazia Zappalà) di far comprendere a Beatrice che una simile azione procurerebbe non pochi problemi tra la gente del luogo, la donna decide ugualmente di convocare in casa sua il Delegato.


Spanò, oltre ad essere l’avvocato di famiglia, lavora per il Cavaliere e per proteggerlo cerca di non far venire a galla la verità di una donna tradita ed intenzionata a vendicarsi, scegliendo di non partecipare alla perquisizione nell’ufficio del Cavaliere e di lasciare ad un collega il compito di coglierlo in flagrante con l’amante.

Ruolo di rilevante importanza di tutta l’opera sarà quello di Ciampa (interpretato dallo stesso Franco Zappalà), scrivano del Cavaliere e marito di Nina, la donna che Beatrice vuole denunciare. E così Ciampa, innamorato di sua moglie, sa che per difendere l’onore della famiglia dovrà ucciderla per l’adulterio, e, così, con lunghi monologhi cerca di far cambiare idea alla Signora Fiorica.

 

Famosissimo è quello delle tre corde d’orologio, seria, civile e pazza, che tutti abbiamo nella testa, secondo Ciampa, quindi, dobbiamo essere in grado di utilizzare la più adatta, a seconda della situazione in cui ci troviamo.

La seria, la civile, la pazza. Soprattutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile; per cui sta qua, in mezzo alla fronte. […] Ma può venire il momento che le acque s'intorbidano. E allora... allora io cerco, prima, di girare qua la corda seria, per chiarire, rimettere le cose a posto, dare le mie ragioni, dire quattro e quattr'otto, senza tante storie, quello che devo. Che se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio!”.


L’abile e suggestiva interpretazione che Franco Zappalà attribuisce al suo personaggio, accompagnando le sue persuasive parole con una musica toccante, fa evincere come ognuno dei “pupi” della scena si trovi ad indossare una maschera che lo porta ad agire in un determinato modo piuttosto che in un altro, a seconda degli interessi  che caratterizzano il singolo individuo.
E’ così il Delegato, che per il drammaturgo agrigentino rappresenta la visione negativa che lo Stato incarna, tenta di modificare quelli che sono i fatti reali, pur di non compromettere la sua posizione di sottomissione al cavaliere, e Beatrice è costretta, dal resto dei partecipanti, a recitare la parte della “matta” solo per evitare che la cruda verità venga smascherata e la società si trovi ad affrontare un problema che è meglio per tutti tenere nascosto.

Al termine della commedia, quindi, Ciampa convince Beatrice di esser pazza dicendole che “Niente ci vuole a far la pazza, creda a me! Gliel'insegno io come si fa. Basta che Lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza!”, rimanendo così l’unico protagonista della scena, mentre la donna viene portata via dal resto della famiglia perché deve pagare il suo tentativo di “sconvolgere” l’apparente tranquillità di quell’angolo di società denunciando il tradimento.
Il tutto si chiude con una scrosciante risata del signor Ciampa, il quale vuol far riflettere su quanto la vita possa essere ironica e assurda.


L’intera opera teatrale ruota intorno alla difesa della propria posizione all’interno della società. Per tale ragione, Ciampa, costretto ad “indossare” il berretto della vergogna per essere stato tradito, si trova di fronte ad un dilemma esistenziale che lo stesso Pirandello vuole esplicitare allo spettatore: uccidere la traditrice e riappropriarsi della dignità perduta o indossare per il resto dei suoi giorni il cappello da buffone?



Lo spettacolo sarà in scena fino al 4 dicembre.


Il biglietto, acquistabile presso il botteghino dello stesso Teatro, costa 12,16 o 20 euro a seconda della fascia d’età.

Per info chiamare il numero 091 543380.

Letto 845 volte Ultima modifica il Martedì, 29 Novembre 2011 18:17

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