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Giovedì, 05 Luglio 2012 22:15

PICCOLO SCARABOCCHIO SOTTO IL CIELO

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Un momento dello spettacolo Un momento dello spettacolo

Piparo inaugura la XV edizione del “Teatro da Kamera”, raccontandoci di un segno impreciso nel cielo, uno "scarabocchio" quasi surreale, ma più che mai vicino a noi.

Ad aprire l'annuale manifestazione estiva organizzata dall'Agricantus - Teatro da Kamera - lo spettacolo di Salvo Piparo, Daniele Billitteri e Costanza Licata, Piccolo scarabocchio sotto il cielo, accompagnato al pianoforte dalle musiche di Rosemary Enea. Si tratta di storie, di uomini e bambini di tutti i giorni, raccontati e descritti attraverso occhi più umani, coi quali, forse, non abbiamo mai guardato prima.


La prima a salire sul palchetto allestito all'esterno del teatro è Rosemary, che subito si posiziona dietro il suo pianoforte e dà inizio a una dolcissima melodia. La segue Costanza, che si siede su uno sgabello, dando le spalle al pubblico e sollevando il braccio, quasi come per disegnare qualcosa nell'aria con la punta del suo dito.


Infine anche Salvo arriva sul palco, un piccolo bruco che si prepara, nell'arco di circa un'ora, a divenire una farfalla, attraverso i suoi racconti e le sue storie, attraverso i suoi scarabocchi nel cielo estivo di una Palermo tacita e tutta rivolta a lui.


Canzoni e personaggi ci aprono gli occhi su mondi talmente semplici e quotidiani, da non essere mai stati notati prima. Inizialmente incontriamo proprio lui, il tipico palermitano, sottomesso a un padre padrone che gli dice come comportarsi con gli altri: "un palermitano vero non risponde mai a nessuna domanda che lo potrebbe compromettere, neppure alla più semplice, dev'essere vago".


E poi ancora un'altra storia, un'altra faccia e incontriamo adesso un venditore ambulante di pane, un certo Macallè, e suo figlio Gioacchino e il loro simpatico incontro con un finanziere che voleva controllare che il palermitano avesse tutto in regola. E ovviamente non era così.


L'atmosfera comica della seconda storiella di Salvo si conclude con una dolcissima canzone di Costanza, quasi una ninna nanna, che racconta di come i figli crescano troppo in fretta, malgrado una mamma li veda sempre piccoli e non smetta mai di stringerli al proprio petto.


Fino a giungere, in seguito, alla storia più commovente di tutte, quella di Ramco - testo di Daniele Billitteri - un ragazzino che non guardava mai il cielo sopra la sua testa e che viveva in una campina, cioè un campo rom situato alla Favorita.


Era un bimbo come tutti gli altri, Ramco. Osservava dubbioso il continuo via-vai di auto nel giardino in cui abitava, dove tutti i giorni guidatori solitari disturbavano le belle signore a passeggio per le vie. E si chiedeva come mai questi disturbatori, con le loro belle auto, le loro belle case e sicuramente le loro belle famiglie, andassero proprio lì, nel suo territorio, a parlare con quelle belle estranee.


Quelle strane coppie gli ricordavano tanto i suoi genitori, il cui primo ricordo, purtroppo, era sempre l'immagine vivida dei pugni di lui e delle lacrime di lei, e gli sguardi smarriti e impauriti di due bimbi nascosti nel buio. Cacciava subito via questi pensieri, il piccolo Ramco, concentrandosi sul lavoro.


Perchè sì, lui lavorava. Vendeva rose nei locali e per le strade, e se al giorno non riusciva a raccogliere almeno 40 euro, suo padre lo abbracciava a suon di cinghiate. Ma un giorno qualcosa cambiò. Ramco rimase incantato a guardare nel cielo un grosso aeroplano giallo, è così, finalmente, alzò il suo sguardo, innamorandosi delle nuvole, bianche e soffici, che vedeva per la prima volta.


Alzò a mezz'aria le braccia col mazzo di rose, quasi per donarle al cielo. E poi, finalmente, Lei. E' Medina, la bimba, rom anche lei, che diventerà il sogno più prezioso di tutte le sue giornate: lui le donò prima una rosa bianca, come il suo sorriso; poi una rosa rossa, poichè profumava del suo stesso profumo; infine le diede una rosa nera, come la notte "che per noi è paura, ma che è anche quella che ci porterà via; fino a quel momento, non sentirò neppure le botte".


Proprio un bimbo come tutti gli altri. Tranne che per il fatto di conoscerne la storia. Quanti Ramco ci sono nella nostra Palermo? Tanti, tantissimi, di cui ignoriamo ogni cosa.

 

"Il testo di Ramco nasce da un racconto di Daniele Billitteri - ci spiega Costanza Licata - Il rapporto tra padre e figlio è sicuramente il filo conduttore dell'intero spettacolo: all'inizio abbiamo attinto da tanti aneddoti e atteggiamenti del tipico palermitano, dall'ostinata indifferenza rivolta agli sconosciuti, alla concezione della verità da riferire soltanto alla famiglia e a nessun altro".

 

Tra il pubblico, seduto a un tavolino, c'è anche lui, Valentino Picone, famoso comico palermitano che forma il duo artistico con Salvo Ficarra: "Io e Salvo Piparo siamo buoni amici e da amici, appunto, ci siamo scambiati dei consigli e delle opinioni in merito a questo spettacolo; mi sono sentito di farlo proprio perchè si trattava di un mio caro amico".

 

E infine lo stesso Salvo ci rivela: "Oggi non ho raccontato di me. Ho raccontato altre storie, ho raccontato di altri personaggi, di altre vite. Non mi è venuto difficile, l'accompagnamento del pianoforte, in questo senso, è di grande aiuto perchè ti permette di entrare in un vero e proprio vortice, per il quale, a un certo punto, non vedi più in faccia nemmeno le persone che ti stanno sedute davanti. Io ero proprio lì, con Ramco e Medina davanti a me, e così ve li ho raccontati".


Letto 339 volte Ultima modifica il Giovedì, 05 Luglio 2012 22:22

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