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Mercoledì, 04 Luglio 2012 20:23

GIOVANNI SOLLIMA

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Giovanni Sollima Giovanni Sollima

L'eclettico artista palermitano ha aperto la nuova edizione di "Palermo sotto le stelle”, mostrando al pubblico quanto la musica sia ben altro dal solito.


Ad aprire la settima edizione della manifestazione Palermo sotto le stelle, lo straordinario violoncellista palermitano Giovanni Sollima, esibitosi nella suggestiva terrazza dell'Hotel Ambasciatori, di via Roma e luogo abituale della manifestazione, in grado di offrire un panorama mozzafiato, dal mare del golfo di Palermo alle cupole arabeggianti del centro storico.

 

L'ambizioso progetto mira a promuovere e stimolare l'attenzione verso la musica classica e jazzistica, cercando di proporre, di anno in anno, un repertorio culturalmente accattivante e allo stesso tempo di facile godibilità, perchè il pubblico interessato e ristretto, amante della musica raffinata ed elegante, possa comprendere sempre più svariate fasce d'età.

 

Arriva tra il pubblico a piedi scalzi, Giovanni Sollima, vestito di nero e con il suo inseparabile violoncello tra le mani. Sembra pesante, uno strumento dall'aspetto quasi troppo superbo e antiquato. Ma sono solo momenti. Lo stesso identico strumento diviene, pochi istanti dopo, moderno e sorprendente, elargendo nell'aria il rock, il jazz, l'etnico, il tribale, il popolare..insomma, proprio tutta la bellezza della musica.

 

Non c'è dietro un programma studiato e stabilito, il musicista ci confessa che una volta salito su quel palchetto dinanzi al pubblico, diviene volontariamente schiavo del suo strumento, il quale decide al momento la linea musicale da seguire, da regalare agli uditori.

 

E così Sollima incanta letteralmente, spaziando col suo violoncello da un più classico ma sempre affascinante Bach, a brani del contemporaneo pianista e compositore palermitano Francesco Di Fiore, e ancora da brani del '600 e Debussy, a sue composizioni personali, il tutto corredato da una straordinaria vivacità musicale e  dal completo abbandono dell'esecutore.

 

La musica classica non pare più classica o, per lo meno, non così tanto lontana e superata come accade la maggior parte delle volte. Neppure il jazz è più lo stesso. Ogni stile appare piacevolmente stravolto dal violoncellista che non suona semplicemente impugnando con la mano destra il suo archetto, ma coinvolgendo nell'esecuzione tutto il proprio corpo.

 

Ogni arto, ogni espressione del viso, persino ogni goccia del suo sudore sono un ulteriore contributo all'esecuzione del momento. Tutto, di Giovanni Sollima, esprime musica. Le mani, ora tranquille guide dell'archetto, ora spasmodiche sollecitatrici delle corde, tra pizzichi agitati e decisi e percussioni inaspettate sul legno del violoncello, divenuto in un istante una percussione.

 

Per non parlare delle espressioni: a ogni suono il suo viso muta aspetto e apparenza, per divenire ora corrucciato e concentrato, ora invece più disteso e trasportato. Ogni ruga, ogni tratto, ogni atteggiamento della bocca, degli occhi, delle sopracciglia, sono, in lui, espressioni di ritmo, di musica.

 

L'impressionismo musicale di Debussy si trasforma in tocchi veloci, decisi, ricreati ad occhi chiusi, in un totale abbandono e delirio di musica. E poi ancora tre brevi brani di un prete napoletano, dalla radice fortemente popolare, adesso divenuti puro etnicismo, inghiottiti da uno stile ora tribale e primitivo, accompagnato da gridolini ed evocazioni quasi primordiali.

 

Del suo repertorio personale Sollima sceglie di eseguire prima tre movimenti dal Concerto rotondo, eseguito per la prima volta nel 1998. In seguito quattro movimenti nati ed elaborati durante il suo continuo peregrinare, fatto di influenze differenti e a volte anche contrastanti.

 

Guardando fuori dal finestrino di un treno o di un'auto, si lascia catturare da temi di strada, temi popolari, testimoni di culture diverse e per questo affascinanti e bellissime. Il tutto annotato senza un chiaro legame col tempo, mettendo insieme ora per contrasto ora, invece, per empatia.

 

La parte finale dell'esibizione lascia spazio alle sperimentazioni pure: Sollima si cimenta per la prima volta nell'esecuzione di Zoe, un brano del pianista palermitano Francesco Di Fiore, un pezzo unico nel suo genere, dall'andatura quasi nervosa, angosciante ma che in qualche modo mantiene l'udito e l'attenzione concentrati, invischiati in un vortice che pare girare su stesso.

 

Il gran finale prevede, invece, un coinvolgente duetto assieme alla violoncellista tedesca Monika Leskovar, compositrice pluripremiata e ottimo 'braccio destro' di Sollima durante le esecuzioni: i loro movimenti, infatti, mostrano una sincronia stupefacente, non sono due, ma un braccio solo. Oltre a dimostrare un'unica vista, un'unica mente, un unico orecchio. Insomma, un unico cuore.

 

Lo stesso sentire la musica, la stessa intensità dipinta nel volto. Un duo nato su un equilibrio perfetto, fatto di armonia e complicità. I due artisti regalano addirittura al pubblico una delle loro esecuzioni più famose: un solo violoncello suonato da entrambi, lei seduta, lui in piedi dietro di lei e ben quattro mani a sollecitare le corde di quell'unico strumento.

 

Sopra le nostre teste il cielo blu chiaro dell'estate, la brezza fresca della nostra Sicilia e bianchi gabbiani che volano veloci in direzione del mare. Davanti ai nostri occhi un concentrato di sentimenti, di passione. Una musica che non è più musica. O almeno, non solo.


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