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Giovedì, 07 Giugno 2012 18:15

I FINLEY: FUOCO E FIAMME

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I Finley I Finley

Uscito il 29 maggio il loro quarto disco e primo lavoro pubblicato con la nuova etichetta indipendente. Una musica piena di energia e passione. Aspettando il loro arrivo a Palermo l'11 giugno, ecco la nostra intervista.

NOTIZIE UTILI SULL’EVENTO

Ritornano sulle scene musicali il rock e l'energia dei Finley, la band italiana nata tra i banchi di scuola nel 2002 e giunta a un prestigioso successo già con l'album d'esordio - Tutto è possibile - nel 2006. Nuova grinta e nuova personale etichetta per il quarto album Fuoco e fiamme, firmato Gruppo Randa.


Tredici nuove tracce, frutto di un lavoro durato più di un anno e che delizieranno l'esigente orecchio del pubblico italiano - e non solo - ora a suon di rock e ritmi energici, ora invece a suon di blues e armonie acustiche.


In attesa di incontrarli lunedì 11 giugno, alla Mondadori di Palermo dove presenteranno il loro nuovo lavoro discografico abbiamo intervistato Danilo Calvio è Dani, il batterista del gruppo: ecco come ci ha raccontato il nuovo album della band.


Fuoco e fiamme è il vostro nuovo album, il primo autoprodotto, con una nuova etichetta discografica - la Gruppo Randa -, realtà indipendente e con un nuovo produttore artistico - Guido Style -: quali sono le differenze tra il sound di questo nuovo lavoro e lo stile, invece, degli album precedenti?

 

Nel caso di quest'ultimo lavoro il sound è cambiato in maniera molto naturale, nel senso che non ci siamo guardati in faccia dicendoci di dover fare più in un modo e meno in un altro, in realtà ci sono stati vari elementi che hanno portato alla creazione spontanea di questo nuovo disco. Uno di questi è sicuramente la presenza di Ivan, il nostro nuovo bassista nonchè amico anche lui dai tempi del liceo. Ivan, oltre ad essere un amico, è soprattutto un polistrumentista, quindi suona più o meno tutti gli strumenti e di conseguenza ha una visione più completa per quanto riguarda l'arrangiamento dei pezzi. Proprio per questo la sua presenza è stata fondamentale per la creazione del nuovo album. Abbiamo apprezzato, soprattutto, la sua mente fresca e, musicalmente parlando, aperta a nuove cose.

 

Come è stato vissuto, appunto, l'inserimento del nuovo bassista all'interno del gruppo, Ivan Moro? E' stato un processo di amalgamazione spontanea e rapida?

 

Direi di sì. Mi piace ricordare sempre che i Finley, prima di essere una band musicale e dei musicisti, sono soprattutto un gruppo di amici. Significa che avremmo anche potuto andare a scegliere un altro bassista, altrettanto bravo come Ivan e sceglierlo quindi semplicemente in base alle sue qualità musicali. Ma noi, invece, siamo andati ancora una volta nel calderone degli amici dal momento che, come ho detto prima, lo conosciamo dai tempi della scuola superiore, addirittura era anche alle medie con Pedro.

Quindi è chiaro che non ci interessa tanto il gran musicista - che poi lui è - e basta, il talento è fondamentale, è ovvio, ma i Finley hanno bisogno, prima ancora delle doti, principalmente di unione, di fuoco e di passione tipiche di un rapporto d'amicizia, oltre che professionale. Per esempio con lui non ci sono state neppure delle vere e proprie prove: ha suonato due pezzi con noi e non gli è stato neppure detto di essere dei Finley, ma semplicemente che il giorno dopo si sarebbe cominciato alle 10 del mattino. Perciò è come se fosse con noi da dieci anni, non ci siamo nemmeno accorti che sia cambiato qualcosa.

 

Cos'è che, in genere, vi ispira maggiormente? Per esempio, coesione e amicizia a parte, nel caso di quest'ultimo lavoro musicale cosa ha influito di più e a cosa allude questo titolo particolarmente vivace?

 

Fondamentalmente ciò che ci ispira e ci spinge a fare ciò che facciamo è soprattutto la stessa voglia di sempre di trasmettere il nostro messaggio, un messaggio positivo che cerca principalmente di spronare i giovani e di sostenerli sempre di più in quello che, sicuramente, non è un presente rassicurante. Noi siamo convinti che le idee e le convinzioni possano dare a tutti la forza necessaria per poter cambiare le cose e abbiamo cercato di esprimere e trasmettere tutto questo attraverso la nostra musica e, in questa occasione in particolare, attraverso un sound più rude e asciutto, molto più compatto e dinamico. Il titolo scelto allude al forte legame che unisce noi membri della band e alla passione che ci spinge sempre più avanti, ecco perchè abbiamo preso a prestito due simboli di rigenerazione come il fuoco e le fiamme.

 

Nell'album il brano La mia generazione getta uno sguardo su un tema molto attuale, quello del precario futuro dei giovani d'oggi. Cosa bisogna fare, secondo voi, per riuscire a mantenere uno sguardo positivo in proposito? Davvero amore e passione per ciò che si fa possono cambiare le cose o vale solamente il sentire comune, che suggerisce di partire per cercare successi altrove?

 

Non sono di certo tempi facili per noi giovani: veniamo continuamente accusati di essere inconcludenti e di non saper fare i conti con le difficoltà alle quali ci ha quasi abituati la società attuale. Lo Stato non ci aiuta e per di più ci chiama anche bamboccioni! Noi nel nostro piccolo a questa cosa abbiamo risposto mettendo in mezzo proprio i nostri 26 anni e il nostro progetto di avere una nuova casa discografica divenendo, da oggi, manager e produttori di noi stessi.

L'amore e la passione per ciò che si fa possono anche portarti altrove, fuori dal contesto a cui si appartiene, in fondo credo sia giusto provare tutte le strade possibili per riuscire a fare ciò che si vuole veramente, per credere in se stessi soprattutto e portare avanti i propri sogni e passioni. Il nostro sguardo è sempre positivo perchè se a 26/27 anni dobbiamo metterci a pensare che è tutto finito e non esistono speranze o alternative, bè...sarebbe la fine! Siamo giovani, abbiamo davanti una vita intera, quindi dobbiamo cercare di essere positivi e sperare nel meglio.

 

Il brano dell'album Il meglio arriverà vanta la presenza (e la voce soprattutto) di un grande artista della musica italiana, Edoardo Bennato. Com'è nata questa collaborazione e com'è stato lavorare a un progetto di questo genere con lui?

 

Edoardo è ormai un amico. Lo conosciamo dal 2008, anno in cui abbiamo suonato in provincia di Napoli: in questo modo, in maniera del tutto casuale, tra il nostro concerto e il suo ne è venuto fuori un brano cantato assieme – ‘Le ragazze fanno grandi sogni’ -, semplicemente improvvisando, senza aver provato nulla prima. Da questo iniziale episodio è nato spontaneamente un bellissimo rapporto e infatti lui stesso ci ha richiamati nel 2010 per partecipare al dvd di MTV Classic Storytellers, insieme a Roy Paci, Morgan e tanti altri, collaborando al brano di Bennato dal titolo 'Rinnegato', brano che ormai, in questi anni, è entrato a far parte di noi e che quindi cantiamo anche ai nostri concerti.

Per noi il nuovo pezzo 'Il meglio arriverà' non è nemmeno un duetto, ma lo consideriamo più che altro il regalo di un amico, che ha portato dentro al testo un po' di sè e del suo Meridione. Lui non lo sa, ma oltre a essere un amico per noi, è stato anche in parte fautore di questo nostro ultimo cambiamento musicale, in quanto adesso sentiamo molto di più le influenze del blues, le versioni acustiche e le armoniche a bocca utilizzate proprio in quest'ultimo disco.

 

Avete pensato, magari per il futuro, a qualche altra collaborazione che avreste il desiderio di realizzare con qualche altro grande della musica?

 

Senza andare troppo al di là, toccando sogni inavvicinabili - e parlo ad esempio dei Foo Fighters -, sarebbe sicuramente bello, come progetto futuro, qualche altra collaborazione. Noi non ascoltiamo molta musica italiana, è abbastanza sporadico. Però abbiamo un personaggio che c'è sempre piaciuto e che crediamo faccia anche molto bene all'Italia e che guardiamo, proprio per questo, con grande ammirazione e con rispetto, è J-Ax: sarebbe bello, in futuro, riuscire a fare qualcosa insieme.

 

Siete rimasti, in un certo senso, 'vittime' di un vostro successo iniziale? Cioè chi vi incontra per la strada vi canticchia un vostro successo in particolare?

 

Questo può essere un episodio molto comune e frequente anche adesso, ma in realtà si tratta di una cosa bella. Noi non rinneghiamo assolutamente tutto il lavoro fatto in questi anni, sono stati tutti quanti degli anni veramente bellissimi durante i quali, con Cecchetto e la EMI, siamo riusciti a raggiungere dei risultati che prima nemmeno riuscivamo ad immaginare. Voglio precisare, a tal proposito, che l'esserci messi in proprio creando una nostra etichetta non è certo frutto di litigi o contrasti, anzi, i rapporti perdurano ancora. Tutto quello che abbiamo fatto prima a livello artistico non ci è mai stato imposto, lo abbiamo sempre scelto noi, quindi se qualcuno ci ferma e ci canta una canzoncina per strada, bè...significa che almeno ci ha riconosciuti e questo può solo farci piacere.

 

A quale brano o album, in generale, siete più affezionati e perchè?

 

Sono un po' tutti figli nostri, dai brani agli album più in generale. Però c'è un episodio in particolare al quale sono parecchio affezionato e cioè il momento in cui, proprio all'ultimo minuto, quasi a chiusura disco, alla fine delle registrazioni di questo nuovo lavoro musicale, abbiamo pensato di fare un pezzo per le Olimpiadi di Londra 2012 e da qui è nata, appunto, ‘Olympia’ (Sound Of Nation), unico pezzo in inglese del disco. Anche se a dire il vero noi, di pezzi in inglese chiusi nel cassetto, ne abbiamo parecchi; li teniamo conservati perchè, chissà, magari un giorno non troppo lontano riusciremo a sfondare anche la barriera dell'estero.


Video

Il video di "Fuoco e fiamme"
Letto 1927 volte Ultima modifica il Sabato, 09 Giugno 2012 12:57

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