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Domenica, 27 Maggio 2012 12:09

SICILIANI DIMENTICATI

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Guido Valdini Guido Valdini

Per molti la conoscenza della Sicilia si ferma a qualche bancarella di souvenir o a qualche carretto colorato. Ecco come prestigiosi poeti nostrani ci hanno raccontato la loro Sicilia. Appuntamento al Bellini di Palermo fino al 31 maggio.

In scena al Teatro Bellini, dal 26 al 31 maggio (28 escluso), Siciliani Dimenticati, un vero e proprio recital di scrittura siciliana riportata alla luce e donata al grande pubblico attraverso la voce di attori e interpreti, nel coraggioso tentativo di spazzare via i secoli di polvere che hanno lasciato nell'ombra prestigiosi artisti della scrittura, sicuramente singolari quanto al di là dei comuni schemi culturali.


Sul palco semplicemente quattro leggii, per dare spazio, appunto, solo alla voce e alla narrazione. Il primo gruppo di attori è composto da Nello Mascia, Sergio Basile, Galatea Ranzi e Liliana Paganini: quattro voci che attraverso l'incanto della lettura e dell'interpretazione fanno d'improvviso rivivere in mezzo a noi i primi siciliani da non dimenticare.


Nino Savarese è il primo dei tredici artisti scelti e il pezzo letto deriva dall'opera La goccia sulla pietra, risalente al 1930. Siciliano dell'antica Castrogiovanni, fu uno scrittore raffinato e molto stimato anche da autori come Leonardo Sciascia. Contro la modernità, se così si può dire, Savarese fu in grado, con la sua scrittura, d'essere a suo modo moderno senza ripudiare la lezione di equilibrio, armonia e decoro formale dei classici antichi.


Altra voce, altro autore, anzi..autrice: il secondo momento è infatti dedicato a Maria Messina, scrittrice palermitana che dipinse, con le sue parole, la borghesia crepuscolare del primo dopoguerra. Intensa e diretta, rimase comunque abbastanza isolata in vita, fatta eccezione per la fervida corrispondenza epistolare con l'amico e collega Giovanni Verga.


E poi la volta di conoscere o, per meglio dire, ri-conoscere le parole del messinese Beniamino Joppolo, tratte dall'opera del 1949 Un cane ucciso. Fervente antifascista, il letterato di Patti non fu solamente dedito all'arte della scrittura e della parola; sensibilità spiccata e indomabile, si appassionò anche alla pittura: insieme a Lucio Fontana fondò il Movimento Spazialista.

 

Giuseppe Bonaviri è il quarto siciliano letto, il brano è tratto da Il sarto della stradalunga del 1954. Le sue parole descrivono una Sicilia ancestrale, quasi biologica. E' viscerale il suo linguaggio, in grado quasi di cogliere il senso ultimo ed essenziale delle cose della natura.


La fase di lettura iniziale si chiude con uno stralcio de Gli ombelichi tenui del 1962 di Antonio Castelli, scrittore castelbuonese che fu collaboratore di prestigiose riviste come Il Mondo, settimanale di Pannunzio, e Il Caffè di Vicari. Letterato profondamente apprezzato in vita, malgrado i pochi riconoscimenti, viene oggi riscoperto.


Le voci di Domenico Bravo, Eva Drammis, Giuditta Perriera e Guido Valdini aprono il secondo momento di letture. Il palermitano Antonio Pizzuto viene fatto rivivere attraverso stralci tratti da Si riparano bambole del 1960. Scrittura solida e asciutta, ma soprattutto un fiume in piena di parole, peculiarità per la quale fu definito il Joyce italiano.


Più limpida, invece, la prosa del siciliano Francesco Lanza, celebre soprattutto per la composizione dei cosiddetti Mimi siciliani. Fuori dagli stereotipi, invece, Angelo Fiore, palermitano dalla scrittura pacatamente angosciosa e dalla metafisica a tratti allucinata.


E ancora Giacomo Giardina, cantore di una Sicilia pagana e sensuale; Giuseppe Antonio Borgese dalla scrittura sobria e incisiva; Maria Attanasio dalla scrittura delicata e fantasiosa; Michele Perriera dalla scrittura metaforica e a volte apocalittica, riflesso di un animo spesso braccato, inseguito da se stesso.


Questo viaggio nei meandri nascosti di una letteratura sull'orlo dell'oblio si conclude con Azzonzo del 2001 di Gaetano Testa, siciliano dalla scrittura solo apparentemente lineare; le sue parole sembrano dilatarsi fino a immergersi totalmente in rivoli e sfumature segrete. Girovago nell'animo, così come con le parole.


Non c'è siciliano che non abbia sognato di fuggire. Ma la Sicilia non si dimentica, ce la portiamo sempre dentro. Non c'è ordine, il caos regna sovrano, è vero; ma da ogni angolo, invece dell'ordine zampilla una favola, malgrado questo non sia un posto da favola. Vale comunque la pena affrontare il viaggio, alla riscoperta delle storie che ogni vicolo, pietra, casa o scritto abbia da raccontarci.


Il costo del biglietto è di 15 e di 7.50 euro.



Letto 563 volte Ultima modifica il Domenica, 27 Maggio 2012 12:25

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