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Martedì, 22 Maggio 2012 19:42

SE TI ABBRACCIO NON AVER PAURA

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Franco e Andrea Franco e Andrea

Fulvio Ervas in questo bellissimo e commovente romanzo ci racconta una storia vera, il lungo viaggio ricco ti speranza e di magia di un padre ed un figlio che affrontano insieme l’autismo.

È stato presentato alla libreria Modus vivendi di Palermo (via Quintino Sella, 79) Se ti abbraccio non aver paura (ed. Marcos y Marcos, 2012), di Fulvio Ervas. È la vera storia di un incredibile viaggio on the road che vede protagonisti per le strade degli Stati Uniti, Messico, America Latina, Franco Antonello e suo figlio Andrea, ragazzo autistico di diciotto anni.

 

Una storia che non poteva non lasciare incantato Ervas, pur essendo “uno scrittore di storie di fantasia”, quando papà Franco una mattina per caso, dopo averlo riconosciuto seduto ad un bar, comincia a raccontargli “la forza della vita vera e la bellezza di un sogno”. Rimasto subito affascinato dall’energia e dal coraggio di questo padre, che ama disperatamente il proprio figlio, i due hanno così iniziato un lungo e intenso dialogo durato un anno intero e trasformatosi in questo romanzo che affonda nel cuore, carico più che mai di emozioni.

 

Tutto parte da quel maledetto verdetto di un medico che all’improvviso ha ribaltato, come un terribile uragano, la vita di Andrea e della sua famiglia. Un uragano che si chiama autismo e che lo rende prigioniero. Ma il papà non si arrende, decide di combattere per suo figlio, di continuare a sognare per lui e di regalargli tutta la bellezza della vita possibile.

 

E se il viaggio attraverso miriadi di terapie, dalle più tradizionali a quelle sperimentali e spirituali, non ha funzionato, ecco che decide allora di intraprendere insieme ad Andrea un altro tipo di viaggio, una sfida coraggiosa, un percorso totalmente diverso dove la “normalità” non è ammessa.

 

Così, nell’estate del 2010, padre e figlio partono, senza bussola e senza meta, tagliando l’America a bordo di un Harley Davidson. Passano attraverso le foreste del Guatemala, deserti rossi, hotel di lusso, riti sciamanici, tuffi nell’oceano, coccodrilli e torte al cioccolato.

 

Tre mesi di totale avventura, 38mila chilometri, da Miami (Stati Uniti) ad Arraial d’Ajuda (Brasile), un amore che diventa complicità e i ruoli che sembrano quasi ribaltarsi: è Andrea, infatti, che insegna a Franco a crescere, ad accorciare le distanze fra loro, trasmettendogli la sua dirompente vitalità e forse, di tanto in tanto, sussurrandogli “Se ti abbraccio non aver paura”: quella stessa frase che Andrea ha stampata sulle magliette colorate che portava da bambino.

 

Perché lui le persone le persone le sente dalla pancia, mettendoci la mano sopra e abbracciandole per carpirne lo stato d’animo. Non sempre, però, quel suo gesto che è un bisogno necessario per comprendere ed entrare in contatto con un mondo così diverso dal suo, con i “terrestri”, viene capito. Anzi, la gente a volte scappa, più spesso ne è intimorita negandosi a quell’abbraccio. E allora Andrea lo mette in chiaro subito, e spiega che se lui li abbraccia, non devono avere paura.

 

Una storia autentica, dolorosa ma che allo stesso tempo riesce ad alleggerire l’anima e a strappare mille sorrisi a chi la legge. Non pretende di spiegare cos’è l’autismo, forse di preciso cos’è non lo sanno nemmeno i medici, ma tenta di spiegare che, dietro quel muro fatto di gesti ossessivamente ripetuti e di pensieri che affollano la mente, c’è molto di più.

 

C’è una ricchezza disarmante e, certamente, anche tanto dolore e altrettanta fatica a vivere e ad amare. Ma Andrea ha imparato a vedere la felicità, a riconoscerla in gesti, parole e luoghi impensabili, ad assaporare il gusto dolcissimo. “Capisco che ognuno di noi per navigare nel flusso della vita si costruisce come può dei remi e l’unica cosa davvero importante sarebbe non sbatterci quei remi uno contro l’altro”, annota il ragazzo lungo il suo viaggio.

 

Ervas, che ha scelto qui di narrare in prima persona quasi facendosi padre del ragazzo, ha raccontato meravigliosamente questa storia che sembra una favola, capendo fino in fondo la sua importanza, rispettandola e conducendo il lettore attraverso i colori, la fantasia e le parole – a volte essenziali e disarmanti, ma sempre potenti – di Andrea e le altre – forti e dolorose – di Franco, che forse quel viaggio non avrebbe mai voluto che finisse per raccontare per sempre la straordinaria normalità di suo figlio.

 

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