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TERRA DI NESSUNO

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Cesare Lievi Cesare Lievi

Cesare Lievi torna a collaborare col Teatro Biondo dirigendo uno dei testi più emblematici sull’incomunicabilità e la crisi individuale. Dal 25 maggio al Bellini.


Volge al termine la stagione di prosa 2011/2012 del Teatro Biondo di Palermo (Via Roma, 258). Da venerdì 25 maggio, con repliche pomeridiane e serali fino a domenica 17 giugno, andrà in scena, in prima nazionale, sul palco del Teatro Bellini (Piazza Bellini) uno dei testi più importanti di tutto il teatro del ‘900: Terra di nessuno (titolo originale No Man's Land), dramma in due atti del drammaturgo britannico Harold Pinter, insignito del premio Nobel per la Letteratura nel 2005.


Interpreti sono Nello Mascia, Sergio Basile e Domenico Bravo; la regia è di Cesare Lievi, che torna al Biondo dirigendo uno dei testi più emblematici sull’incomunicabilità e la crisi individuale.


Composto nel 1975 e messo in scena per la prima volta nell’aprile dello stesso anno, il dramma raccontato dal grande genio londinese è quello di un uomo sessantenne, Hirst, ricco e celebre scrittore che consuma la sua vita annegando nell’alcool, ormai volontariamente ritiratosi in un isolamento dal mondo, protetto da due loschi individui, il quarantenne Briggs e il trentenne Foster, che gli fanno da camerieri e segretari.


Lo spettacolo riflette in maniera profonda sul tema della difficoltà, a volte dell’impossibilità della comunicazione tra gli uomini: nello specifico, a sprofondare nel silenzio insieme con Hirst sarà il suo vecchio amico Spooner, poeta fallito, che cerca di accattivarsi la simpatia del famoso collega in una notte a forte tasso alcolico.


Una vera e propria lenta e inesorabile discesa agli inferi, quella metaforicamente raccontata da Pinter attraverso i suoi personaggi, che si muove tra memoria e autoanalisi, in una dimensione alterata e onirica, che assume tutte le sembianze di un incubo.


Il tutto in una scena claustrofobica, la “terra di nessuno” di Hirst, ovvero la stanza in cui egli si è volontariamente rinchiuso e in cui è accolto e quasi imprigionato, per una notte e il giorno successivo, Spooner: un mondo senza vita, sia spazialmente che temporalmente, in cui unica compagnia possibile è quella dei propri ricordi.


Scritto all’apice della propria attività teatrale, Terra di nessuno, è veramente uno dei testi fondamentali per chi vuole accostarsi alla drammaturgia di Pinter, incentrato com’è su due cardini simbolici della sua poetica: la stanza, metafora del piccolo mondo in cui ognuno di noi vive chiuso, e l’intrusione, l’elemento esterno che di volta in volta cerca di penetrare in questa realtà chiusa.


Da questo incontro si generano parole che Pinter incasella in dialoghi dal ritmo variabile, ora fitti e caotici, ora lenti e colmi di pause che sfiorano il silenzio, scambi continui e ripetuti attraverso cui, però, non di realizza alcuno scambio comunicativo, tanto che chi ascolta sembra non intendere affatto quanto viene detto.


Quella che alla fine emerge all’orizzonte della conoscenza è l’immagine di una terra desolata di morti senza  tomba, ricordi che  urgono, premono e straripano, brandelli di memoria rattoppati, un abisso esistenziale che manifesta il profondo rifiuto del cambiamento e del mondo stesso. Verità e illusione si scambiano le parti in un indecifrabile gioco di specchi, che erode la stessa identità dei personaggi, scomposta in tanti frammenti, ognuno dei quali nasconde un ennesimo inganno.


Ecco allora che l’allegoria pinteriana ci mostra, in controluce, il profondo disagio, la sconfitta dell’intellettuale che sembra non avere più nulla da dire, i cui occhi sono sempre più rivolti al passato e sempre meno al presente.


Letto 461 volte Ultima modifica il Mercoledì, 06 Giugno 2012 09:31
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