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Sabato, 17 Marzo 2012 10:33

SUONERÒ FINO A FARTI FIORIRE

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Fausto Mesolella Fausto Mesolella

Fausto Mesolella ha presentato il suo nuovo album all’Agrcantus di Palermo. Il chitarrista ci ha raccontato come è nato e da cosa è stato ispirato.


Toni colti e intimisti, delicati e stridenti. L’ultimo album di Fausto Mesolella, Suonerò fino a farti fiorire, presentato al Teatro CCPAgricantus, si dichiara volutamente vicino all’esperienza personale del musicista che nelle undici tracce proposte conduce l’ascoltatore verso la musica classica, i mielismi orientali, le colonne sonore di alcuni tra i più importanti film, sino a giungere a sonorità rock o vicine ai classici della musica napoletana.


Durante il concerto, il chitarrista ha suonato una partecipata Oh sole mio che racchiude un insieme di suoni delicati e morbidi, significative le evocazioni di Nino Rota nei ri-arrangiamenti dei temi di Amarcord, Romeo & Giulietta e de Il Padrino III, perfetti e armonici i giri di chitarra dedicati a Gabriel Urbain Fauré. Un emozionato omaggio finale è stato dato a Lucio Dalla attraverso una commossa versione di Caruso.


Come nasce quest’album?

 

Questo concerto di chitarra inizia in una notte di giugno di 21 anni fa. Stavo percorrendo una statale (io sono di Caserta tanto per dare un punto di esistenza all’azione) per andare a Santa Maria Capua Vetere. Ho avuto sempre la pessima abitudine di portare una chitarra con me (avevo una Fender rossa che fu rubata e poi seppi che il ricavato di questa chitarra era stato speso in farmacie!). Nel tragitto avevo in mente una musica che in quel momento mi stava attraversando e non sapevo come fare a memorizzarla. Così, mi fermai con la macchina davanti ad una cabina telefonica, chiamai il mio numero e rispose la mia segreteria telefonica «Risponde la segreteria di Fausto Mesolella. Siamo eternamente assenti. Lasciate un messaggio dopo il segnale acustico». Registrai questo brano che, in seguito, sarà chiamato “Aria di te“.


Come è arrivato il successo?

 

Era il 1° maggio e con il mio gruppo, gli Avion Travel, andai a Roma per suonare a piazza San Giovanni. Dovevamo esibirci secondi dopo il grande B.B. King e avevamo portato dei “bottari” (suonatori di botte) per lasciare un segno. La fortuna volle che B.B. King fosse assente e che durante l’apertura dei titoli del Tg1 fossimo i primi ad apparire. In quel momento Caterina Caselli ci vide. Dopo due giorni squillò il telefono: era Caterina che, pur nella nostra stranezza, ci aveva notati. Io, da buon napoletano, le dissi che stavamo finendo l’ultima canzone e lei volle che le registrassi almeno un pezzo per sentirlo. Grazie a quel giro di chitarra che avevo registrato dalla cabina telefonica abbiamo ottenuto il contratto discografico con la Sugar.


Come mai il titolo “Suonerò fino a farti fiorire”?


Dopo 46 anni di militanza chitarristica, ho deciso di fare un disco di chitarra. Il titolo “Suonerò fino a farti fiorire” l’ho messo in seguito ad un racconto di un mio carissimo amico di Naro (AG). Mi ha raccontato che negli anni ’60 a Roma c’era un giornale dal nome “L’Atlantico” che pubblicava articoli di scienziati e pseudo-scienziati. Uno degli articoli era basato su un’indagine fatta da psicologi, dottori e parascienziati nei manicomi romani e l’indagine verteva su un tema da far fare ai pazienti. Uno di loro riempì totalmente il foglio della frase “Canterò fino a farti fiorire“. Questa frase mi ha colpito parecchio per la sua infinita poeticità e per quanto ci possiamo sforzare di capirla, non riusciremo mai a comprenderla pienamente. Ritengo che sia importante dare un titolo al disco e occuparsi anche della grafica dell’album.


Come si può descrivere il disco?


Credo che sia un disco molto delicato. Tutti i brani sono senza voce tranne uno, “La mia musica” che non è suonato con la chitarra ma è cantato da me ed è accompagnato dalla pianista Rita Marcotulli. Credo che lei abbia fatto un capolavoro.   

 

A quali progetti hai lavorato?


L’anno scorso fui chiamato dal giornale L’Espresso che aveva creato uno sposalizio con La Repubblica per musicare i film muti dell’inizio del Novecento. Fra i film c’era “Il ladro di Bagdad” del 1924 che non era stato scelto da nessuno, né dai Banco del Mutuo Soccorso, né da Jovanotti. Poi ho capito perché non era stato scelto! Nessuno l’aveva scelto perché durava due ore e venti minuti e bisogna musicare due ore e venti minuti di film. Insomma l’ho fatto ed è stato scelto nel cinema d’Essai e tenuto in Francia per ben 15 giorni.


Parlaci di qualche aneddoto relativo a qualche tuo pezzo.


L’anno scorso ho scritto una canzone per lo Zecchino d’oro perché era arrivato il cedolino dell’Antoniano di Roma. Scrivo un brano su una filastrocca, sulla spiegazione semplice e ingenua della storia che un padre fa ad un figlio. Dopo una serie di avvenimenti, la canzone “Tre colori” è stata voluta da Gianni Morandi a Sanremo. Sul palco l’ha cantata Francesco Tricarico ma non ha superato le selezioni la seconda sera perché sembrava criticare velatamente la Lega.


Un tuo progetto recente?

 

Ho scritto un pezzo per Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, gli autori di "Musica nuda”. La storia del brano è quella di un bacio che va a ricercare il posto in cui ha toccato per la prima volta le labbra che aveva baciato in gioventù. Questo pezzo fa parte dell’ultimo disco di “Musica nuda”.


Quali brani di musica classica fanno parte del tuo repertorio?


Un brano che ho arrangiato con la chitarra è Jalousie. Un pezzo di Jacob Gade, un violinista danese, che era un tipo particolare, un po’ strambo. La moglie era continuamente gelosa di lui e per rendere tutto più buffo, una volta, compose questo brano che descriveva la rabbia della moglie. Anche un mio amico ha utilizzato un mezzo simile. Quando la moglie s’incazzava, Agostino, le scattava alcune foto con una Polaroid e poi le appendeva in soggiorno. I litigi si erano trasformati in un momento comico!

 



Video

Presentazione dell'album
Letto 1320 volte Ultima modifica il Lunedì, 19 Marzo 2012 10:32

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