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Sabato, 25 Febbraio 2012 11:59

CATENA FIORELLO SI RACCONTA

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Catena Fiorello Catena Fiorello

Abbiamo incontrato l'autrice del romanzo “Casca il mondo, casca la terra“, brillante scrittrice che ci ha raccontato retroscena, atmosfere e piccoli segreti della sua ultima fatica.


Finalmente sugli scaffali delle librerie il nuovo lavoro letterario della stupefacente scrittrice siciliana Catena Fiorello, Casca il mondo, casca la terra, edito dalla casa editrice Rizzoli e presentato ieri ai lettori presso la libreria Flaccovio di Palermo. Si tratta del secondo romanzo della scrittrice, già nota soprattutto per Picciridda, pubblicato nel 2006.


Protagonista indiscussa del romanzo solo lei, Vittoria, l'eroina alla quale inizialmente guarderemo con reale disprezzo e distacco, per poi lasciarci totalmente catturare dalle variegate sfaccettature della sua indole e dal suo progressivo cambiamento scatenato dalle vicende - particolarmente dolorose - da lei vissute.


Sarebbe errato definirla solo una storia di tradimenti e inganni. Significherebbe non comprendere davvero appieno il senso profondo e le diverse tematiche toccate abilmente dalla penna e dalla fantasia della scrittrice catanese. Il tradimento c'è, è vero, ci viene raccontato, pagina dopo pagina, in maniera sempre più coinvolgente; ma altro non è che uno spunto, un'occasione per dare una chance a questa donna di poter guardare la propria vita, una vita solo apparentemente perfetta, divenendo una persona a tutti gli effetti vera.

 

“Casca il mondo, casca la terra“ è la sua ultima fatica letteraria. Il titolo richiama subito alla mente il verso di una cantilena infantile: in che modo l'ha ripreso e fatto suo, allacciandolo alle tematiche affrontate nel romanzo?

 

Questo titolo allude chiaramente al momento in cui, una volta scoperto da parte di Vittoria il tradimento del marito, si innesca un vero e proprio sgretolamento del mondo dorato che con tanta fatica si era costruita. Un titolo che, in qualche modo, si ricollega molto bene anche all'infanzia vissuta dalla protagonista che, come si scoprirà pagina dopo pagina, sarà anch'essa segnata - come il resto della sua vita - da eventi particolarmente dolorosi.

 

Vittoria è il personaggio principale della storia, infatti tutto è raccontato e filtrato attraverso i suoi pensieri e le sue reazioni. Ma che donna è, appunto, questa Vittoria? E inoltre perchè una donna pugliese e non, invece, siciliana?

 

Io avevo già scritto una storia ambientata in Sicilia - con Picciridda per l'appunto - ma comunque non ho mai avuto l'intenzione di fare letteratura di genere: siccome sono siciliana, non significa che devo raccontare per forza una storia siciliana; per me le persone sono persone, punto e basta. Ho avuto modo di conoscere il Salento, con le sue zone parecchio ricche e delle altre invece davvero degradate: mi è sembrato subito perfetto collocare la storia, o almeno l'inizio, di questa donna a Squinzano, paesino da cui tutto pensano di volere scappare via.

Anni fa ho conosciuto una donna a cui era veramente accaduta una vicenda drammatica, vicenda che ha suscitato in me parecchie domande: soprattutto mi sono chiesta dove le persone trovino la forza di andare avanti e sopravvivere a un dramma. Questo mi ha portata a immaginare che quando il dolore tocca in particolar modo persone agiate e protette, in un certo senso, sia avvertito da queste in maniera maggiormente devastante. Ed ecco nascere da queste riflessioni la nostra Vittoria, partita da Squinzano a soli 18 anni, per 'infiltrarsi' poco tempo dopo nel mondo dorato della famiglia Del Giusto, conquistando una tale ricchezza che pensa possa proteggerla da ogni dispiacere della vita. Una grande peccatrice che, però, ha molto da insegnare.

 

Che ne pensa, invece, del rapporto tra Vittoria e i suoi figli, pieno di amore, sì, ma al limite di un vero e proprio dispotismo affettivo?

 

Non c'è alcuna perfezione in questo tipo di rapporto, anzi potremmo addirittura parlare di un amore tossico per questi figli: un amore eccessivo e morboso nei confronti del figlio maschio, Matteo; sempre contraddittorio e violento, invece, quello con la figlia più grande, Eleonora, che odia la madre a tal punto da proiettare tutto questo odio contro se stessa. L'inquietudine è di certo la caratteristica predominante che alberga nell'animo dell'intera famiglia.

 

Nel libro viviamo le storie e i pensieri di Vittoria, ma incontriamo anche altre donne, con altre storie: dalle "amiche" - forse non troppo amiche - dello stesso ambiente, a Laura - prima fortemente odiata e poi invece sinceramente apprezzata - , fino a una suocera piuttosto detestabile come la Contessa, una madre troppo fragile come Mimìna e una figlia ribelle e problematica come Eleonora. Ma lei in quale di queste donne si rispecchia di più?

 

Sicuramente non c'è Laura in me, una ragazza che stimo e che trovo bellissima in alcune sue sfumature, però è indubbio che proprio in lei io non riesca a rispecchiarmi. C'è invece Vittoria, perchè è una che fa tanti errori, che sbaglia e poi è molto semplice, a dire il vero, immedesimarsi in Vittoria, perchè nel romanzo è un personaggio che ha talmente tante sfaccettature, una certa intelligenza e completezza, che sono portata a rivedermi in lei, ma non certo nelle singole azioni da lei compiute.

 

Ciò che colpisce profondamente è, infine, il cambiamento radicale vissuto da Vittoria. Questo cambiamento in qualche modo l'ha vissuto anche lei, Catena, rispetto alla sua vita e ai suoi lavori precedenti?

 

Certo, anche io ho vissuto un cambiamento che ha lasciato il segno. Ciò che è cambiato, fondamentalmente, è che ho smesso di soffrire, dopo lunghi periodi di grande dolore. Ho impiegato due anni della mia vita per scrivere questo romanzo, due anni che potrei paragonare senza problemi ad una vera e propria terapia di psicoanalisi: ho scritto in uno stato di totale cattività emotiva, perchè venivo da un periodo della mia vita difficilissimo, e questa donna - Vittoria - mi ha aiutata davvero a capire tante cose. Un percorso a due, che mi ha insegnato che ci sono delle croci che ognuno porta sulle proprie spalle, in una maniera magari diversa, ma con molta signorilità; e questa donna mi ha sicuramente dato qualche dritta riguardo ai parametri del giudizio.

 

 

Letto 1942 volte Ultima modifica il Martedì, 28 Febbraio 2012 18:48

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