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Mercoledì, 08 Febbraio 2012 12:05

IL MACBETH DEL MAESTRO OH

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Al Teatro Biondo, dall'8 al 12 febbraio, l’anteprima mondiale basata su uno dei drammi shakespeariani per eccellenza. Luci, spade affilate e vistosi costumi porteranno in scena a Palermo la magia dell'Oriente.

Debutta in prima mondiale ed esclusiva europea, dall'8 al 12 febbraio al Teatro Biondo Stabile di Palermo, l'originalissimo adattamento del Macbeth shakespeariano realizzato dal maestro Tae-Suk Oh, il regista e drammaturgo coreano della Tempesta, ancora una volta affiancato dalla Mokwa Repertory Company, la prestigiosa compagnia teatrale da lui stesso fondata nel 1984.


Durante la conferenza di presentazione dello spettacolo Umberto Cantone, colonna portante dello Stabile, ha sottolineato l'importanza e l'innovazione legate al progetto del maestro Oh, soprattutto in seguito al favorevole accoglimento riscontrato, da parte del pubblico palermitano, piacevolmente sensibile alle sperimentazioni di firma orientale.


Macbeth, divenuto col tempo vero e proprio archetipo della brama di potere, chiude la trilogia in cui si è cimentato il maestro Oh - già alle prese con il riadattamento de The Tempest e del Romeo and Juliet - ed è, inoltre, l'ultimo 'Shakespeare' messo in scena per Il teatro e il suo clown, progetto dello Stabile avviato con successo da gennaio.


Punto focale di questo nuovo Macbeth, nonchè ponte di collegamento con la precedente Tempesta, altro non è che la diversità delle chiavi di lettura offerte, il connubio e il sincretismo - per quanto possibile - tra tutto ciò che rappresenta la cultura occidentale e ciò che, invece, caratterizza quella orientale.


Elemento fondamentale, che rende tanto diversa quanto affascinante ai nostri occhi quest'opera tanto conosciuta, è l'espressione del concetto dello yin e dello yang, vera e propria architettura urbanistica della società odierna. Per il mondo occidentale si tratta di un concetto lontano, a cui poco si è abituati, e che erroneamente si tende a limitare al classico binomio oppositivo uomo/donna.


Ma il lavoro del maestro Oh ci racconta, al contrario, quanto vasto sia tale concetto a noi poco familiare: "Nella cultura orientale il concetto dello yin e dello yang allude a un mondo di significati molto più vasto, è manifestazione di un'opposizione che in realtà pervade tutta la società, anche ciò che identifichiamo come bene/male, è un binomio che riguarda ogni cosa".

 

Un dualismo, dunque, si trova alla base della chiave di lettura di questo Macbeth coreano. Dualismo che si manifesterà espressamente in momenti cruciali dell'opera, momenti in cui lo stesso protagonista si troverà dinanzi a un bivio, ad un punto di non ritorno in cui sarà necessario compiere una scelta.


Proprio il concetto di bivio rende differente questo riadattamento rispetto all'originale dispiegamento dell'opera shakespeariana; abbiamo a che fare con una visione sicuramente più realistica, quotidiana se vogliamo, la situazione molto comune del dover decidere cosa fare, quale strada seguire, quale scelta intraprendere con tutte le possibili conseguenze e reazioni a catena che potrebbero essere innescate.


Fato è quindi un'altro concetto chiave per interpretare e apprezzare questa sorta di coraggioso esperimento. Destino, piuttosto che libero arbitrio. Accettazione, più che scelta pienamente consapevole. E redenzione, infine, intesa proprio in termini di accettazione anche di situazioni e scelte non volute.


Significa che, sì, anche questo Macbeth uccide consapevolmente, sceglie la via dell'omicidio per saziare, quasi soffocare anzi, la sua pericolosa smania di potere, ma non è che un processo spontaneo, l'intralciare qualcuno per ottenere qualcosa, come in fondo chiunque farebbe. Macbeth è colpevole, di qualcosa del quale tuttavia non lo si può accusare.


Emblematica e particolarissima persino la locandina dello spettacolo, raffigurante un uccellino in gabbia, suggestiva - quanto efficace - metafora dello spazio limitato al quale è condannato l'uomo, oltre il quale persino il suo libero arbitrio non può andare, relegato tra le mura chiuse della fatalità. Sembra, però, un peccato rimanere chiusi tra le differenti mura dell'abitudine domestica e non approfittare di uno spettacolo così promettente e intrigante.

Letto 564 volte Ultima modifica il Sabato, 11 Febbraio 2012 21:25

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