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Cultura

La copertina del libro

memorie di un sognatore abusivo

di Matilde Geraci

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La libreria Modusvivendi (in via Quintino Sella 79, a Palermo) ha fatto da sfondo, qualche giorno fa, alla presentazione del libro Memorie di un sognatore abusivo (ed. Spartaco, 2009), del milanese Paolo Pasi. Presenti, oltre l'autore, anche il direttore della sede siciliana della Rai, Salvatore Cusimano.

Siamo in un futuro non troppo lontano (precisamente nell'estate del 2035) e in un Paese non meglio precisato dove il nuovo Governo di tipo dittatoriale (chiamato Comunità) detta legge su tutto, persino sui sogni, imponendo una tassa sull'attività onirica dei poveri per esentare l'insonnia dei ricchi.

Io sogno troppo e, in una Comunità dove i sogni sono tassati, questo significa essere nei guai. Lavoro per quattro soldi e neanche mezza sicurezza – è il protagonista del libro a parlare – eppure sono un grande contribuente. Nessun modo di fregare il fisco. Ti devi sistemare le ventose prima di addormentarti. Il resto lo fa la macchina collegata. Rivela numero e qualità dei sogni, li trasmette alla Centrale onirica, e ce li restituisce sotto forma di imponibile. Questa notte, per esempio, ho fatto due sogni di categoria A e tre di categoria B. Sono le aliquote più alte”.

Ma non tutti sono disposti ad accettare una situazione del genere: per fortuna infatti proprio il protagonista si ribella all'IVO (Imposta sul Valore Onirico), perché non basta più riporre le proprie speranze nel Flo, Fronte di liberazione onirica, che fornisce agli aderenti una cuffia in grado di farsi beffe dell'X-19, la macchina infernale in grado di rilevare le fantasie notturne dei contribuenti.

Decide quindi di raccontare in prima persona le proprie avventure di rivolta e presa di coscienza in uno psico-diario. Bob, questo il suo nome, metterà così nero su bianco i sogni, i sentimenti e le sensazioni che si susseguono fino alla definitiva ribellione all'orrido sistema totalitario.

Il mio fallimento mi appare così smaccato, provocatorio, da esigere una piena confessione dei fatti. A modo mio, però. Eviterò di annotare le date, perché tanto i giorni si assomigliano tutti. Una normalità priva di sbocchi”. Il protagonista di questo sorprendente romanzo che si fa portavoce del fronte di resistenza contro la tirannia dei potenti, non può non ricordare certi personaggi di George Orwell e Philip K. Dick.

Come questi due autori, anche Paolo Pasi ha lavorato sull'analisi di un ipotetico e futuro sistema politico che strizza l'occhio a un totalitarismo di bassa lega. Filo conduttore del racconto è il continuo elemento satirico che segna le pagine della storia.

Evidenti i riferimenti a 1984 di Orwell. Ma Bob assomiglia tanto anche a un Robin Hood moderno, uno che “vorrebbe vivere rapinando banche prima che ci pensino i loro presidenti” e che “ruberebbe ai ricchi per dare a se stesso”.

Pasi, che è anche giornalista Rai e chitarrista rock, utilizza uno stile piuttosto semplice ma non per questo meno avvolgente, ritmato ma allo stesso tempo capace di donare profondi spunti di riflessione. Il testo incoraggia il lettore a pensare a quanto sia indispensabile saper sognare liberamente in un mondo che giorno dopo giorno ci toglie qualcosa. Perché la libertà di pensiero, di espressione e quindi anche quella di sogno, sono diritti fondamentali e inviolabili della dignità umana.

“E se cambiare il mondo – ci suggerisce l'autore – finisce per essere la vera illusione, l'anelito alla libertà riesce a sopravvivere solo grazie al sogno che alimenta la speranza”. Memorie di un sognatore abusivo è il racconto della voglia di essere liberi da qualsiasi condizione o sistema malato che possa impadronirsi della nostra parte più intima e nascosta, ed esorta a non stancarsi mai di combattere per quello in cui si crede.

Paolo Pasi

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